IL MONDO DI OGGI E QUELLO DI DOMANI

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La situazione mondiale, dopo il 2000, ha subìto un cambiamento 
irreversibile. L'inganno a cui siamo stati sottoposti si è mosso su 
vari livelli, evocando grandi paure e proponendo soluzioni costose. 
Nel 2001 è andato in scena il terrorismo, che poteva colpire tutto e 
tutti in qualunque momento, e questo ha dato mano libera ad alcuni 
governi per colpire i cosiddetti “regimi del terrore”, che in realtà 
erano sempre collocati in territori di vitale importanza in campo 
economico-politico-militare-approvvigionativo. 
        Questo processo non si è mai fermato, tanto è vero che i territori 
occupati dopo il 2001 sono ancora oggi oggetto di eccidi e vessazioni. 
Ora si presenta la possibilità di occupare altri stati sovrani, sia 
pure controllati da dittatori, ancora una volta con la scusa di 
portare libertà e democrazia. Quanto potrà durare tutto questo? Gli 
stati al di fuori di questa ruberia staranno sempre a guardare o 
reagiranno? Guarderanno passare di mano le maggiori scorte mondiali di 
petrolio e gas, proprio nel momento in cui la domanda di petrolio 
supera l'offerta? 
        E che dire della crescente ostilità, manifestatasi in paesi 
diversissimi e lontani fra loro, verso i cristiani? Una normale 
reazione a 10 anni di imperialismo messo in atto da paesi a 
maggioranza cristiana, oppure il risultato di un'attenta e capillare 
opera di fomentazione di popoli di diversa confessione? 
        Contemporaneamente nei nostri paesi di origine, con varie scuse, 
cercano di toglierci le libertà che i nostri avi hanno conquistato con 
lotte infinite ed ingenti perdite di vite umane: di fatto stanno 
creando dei regimi basati sulla menzogna, l'abuso, la corruzione e la 
ruberia indiscriminata. Quanto sopporteremo tutto ciò? 
        Sarebbe bello ora concludere dicendo: manifestiamo liberamente, 
invadiamo piazze e città, facciamoci sentire da chi comanda. Ma 
sappiamo bene che non servirebbe a niente: i mezzi di informazione 
sono ormai controllati in maniera talmente raffinata che i messaggi 
che lasciano passare sono soltanto quelli che non arrecano danno ai 
manovratori, oppure che li avvantaggiano. Più la protesta è violenta, 
tanto più forte è il colpo di frusta degli organi di potere, che 
denunciano la voglia di sopraffazione dei “rivoltosi” e, per contro, 
esaltano la correttezza del proprio operato. La politica è ormai 
trasformata in trincee, da cui tutti sparano contro tutti. Piacerebbe 
pensare che alcune delle parti in causa siano portatrici di valori 
veri, di una sana voglia di lavorare e di risolvere problemi annosi. 
Ed invece, alla prima occasione, tutti gareggiano a chi si fa 
maggiormente gli affari propri. Nessuno sembra essere indenne da 
questa “malattia”, che sostanzialmente consiste nell'anteporre i 
propri interessi all'etica, al bene comune, che dovrebbero essere i 
punti di riferimento del politico. 
        Anche i grandi diritti, la libertà, la vita, sono spesso nominati più 
per accaparrarsi simpatie di questo o quel gruppo di pensiero, che per 
reale convinzione. L'onestà non è più un valore già da tempo. E, 
comunque, si dà sempre più importanza a certe minoranze (un tempo 
emarginate ed ora prese come modello) e sempre meno alla normale 
famiglia, che di fatto tende a scomparire per lasciare spazio a schemi 
di aggregazione pseudo-familiare, dall'esistenza quantomeno stentorea 
e travagliata. Sono pochi quelli che si interrogano su come si possa 
essere arrivati ad un tale livello di sbandamento. Su tutto, quali 
responsabili o corresponsabili di questo caos, svettano i media, che 
ci passano in continuazione i peggiori esempi di vita immaginabili, di 
cui non avremmo certamente bisogno. 

NUOVO PARADIGMA 

Si può tentare di spiegare tutto questo dicendo che il problema è nato 
a causa di una concezione dell'esperienza umana prettamente 
materialistica. Si inizia ragionando su come fare soldi e successo, 
sul comprare questo o quel bene più o meno di lusso, e prima o poi ci 
si dimentica della nostra realtà di “esseri in trasformazione” (od 
anche “in divenire”), per cristallizzarci in una forma vuota, statica, 
inutile. 
        Per uscire da questa situazione non ci si può limitare a cambiare 
qualcosa quà e là, a livello di dettaglio. Occorre un colpo di spugna 
radicale, che annulli i comportamenti devianti che hanno causato il 
fallimento della società globale. Questo non può essere ottenuto con 
una forma qualsiasi di repressione o di obbligo, deve essere voluto e 
vissuto contemporaneamente non dico da tutti, ma almeno da una 
grandissima percentuale di persone. 
        La creazione di un nuovo paradigma di esperienza prevede l'abbandono 
degli attuali riferimenti culturali, ben rappresentati dalle 
programmazioni di televisione, cinema e teatro, per rispolverare 
quelli di una volta, che abbiamo sempre associato alla religione. 
Inoltre, non si può prescindere da un nuovo associazionismo, messo in 
atto da persone che abbiano la reale capacità di sedersi attorno ad un 
tavolo, prendere decisioni ed attuarle, anche se queste vanno CONTRO i 
propri interessi (in senso economico o di potere), immediati e 
futuri. 
        Nel nuovo paradigma di esperienza, che seguirà all'attuale fase di 
confusione e distruzione, la parola chiave sarà EVOLUZIONE: evoluzione 
dall'attuale paradigma dominato dalla paura, dal bastone e dalla 
carota, dal dedicarsi anima e corpo a poteri sconosciuti che ci 
sfruttano fino al midollo e poi ci gettano via come stracci. 
Evoluzione continua, personale e di gruppo, senza esitazioni, senza 
barriere, senza compromessi. 
        Per risonanza con questo atteggiamento, il nostro impegno verso gli 
altri non dovrà essere più impostato ad una carità soltanto materiale, 
oppure ad un rigida imposizione di norme e comportamenti, od anche 
all'indifferenza più totale, bensì alla ricerca del modo di favorire 
la transizione nostra e del nostro prossimo verso livelli più alti di 
conoscenza e consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda. 

NECESSITA' QUOTIDIANE ED ORGANIZZAZIONE PRODUTTIVA 

Per quanto riguarda le necessità di tutti i giorni, sarà opportuno 
ripensare completamente il nostro rapporto con le città, la natura, le 
risorse e, non ultimi, noi stessi. Il lusso dovrà scomparire, per fare 
posto a sistemi di consumo più sobri ed efficienti. L'uso dei mezzi di 
locomozione dovrà essere ridotto al minimo indispensabile. L'auto 
privata dovrà via via scomparire per fare posto a sistemi di trasporto 
più economici. La burocrazia dovrà semplificarsi molto e ridursi ad un 
livello accettabile. In generale, dovrà sparire tutta quella 
tecnologia inutile, che apparentemente serve soltanto ad allontanarci 
vicendevolmente ed a distrarci dalle vere necessità. 
        L'organizzazione produttiva dovrà trasformarsi da industriale in 
artigianale. E' evidente che, pian piano, andranno a perdersi 
completamente i grandi stabilimenti, sostituiti da piccoli 
insediamenti produttivi locali. Si perderà il concetto di proprietà 
intellettuale, brevetto: i progetti saranno pubblici. Volendo 
realizzare un certo oggetto si riceverà tutta la documentazione 
necessaria a casa propria o nel proprio ufficio senza spese o quasi. 
Non esisterà più in vendita l'oggetto X costruito da Tizio, ci 
costruiremo (o qualcuno della nostra zona costruirà per noi) l'oggetto 
X (ideato da Tizio e modificato in base alle nostre esigenze) apposta 
per noi, in materiale riciclabile. Chiaramente le tecniche utilizzate 
saranno diverse da ora, in quanto dovranno essere replicate con 
facilità. La durata degli oggetti sarà almeno quintuplicata, in quanto 
si tenderà a riparare anziché sostituire. Tutto questo avrà una 
ripercussione fortissima su un altro punto dolente del nostro sistema 
produttivo, ovvero la gestione dei rifiuti: è infatti evidente che le 
quantità prodotte si abbasseranno drasticamente, fino a diventare 
praticamente nulle. I materiali sintetici, principali protagonisti 
delle discariche, dovranno lasciare il posto ad altri di natura 
organica, mentre la frazione umida verrà riciclata direttamente come 
fertilizzante, senza compiere lunghi giri, e senza alimentare mafia e 
criminalità. 

LIBERTE', EGALITE', FRATERNITE' 

Per quanto riguarda l'organizzazione statale, il governo, abbiamo 
visto che il totalitarismo non funziona, il comunismo neanche, ma 
forse la democrazia capitalistica attuale funziona tanto meglio? 
Quest'ultimo sistema di gestione della vita pubblica va bene finché la 
popolazione supera un certo livello minimo di comprensione delle sue 
problematiche, e finché i media riescono ad essere sufficientemente 
obiettivi ed indipendenti. Qualora queste esigenze non siano 
verificate è normale che sfoci nel totalitarismo, in quanto si troverà 
sempre chi, sfruttando la paura e l'ignoranza, esalterà quest'ultimo 
come l'unica soluzione di tutti i mali. 
        Forse la risposta va cercata nell'antichità? Forse tutto ciò che è 
stato creato a partire dalla rivoluzione francese (2) in poi è da 
gettar via? Il vero problema è che la democrazia ci rende, a priori, 
tutti uguali fino a dimostrazione contraria. Ma chi dovrebbe dare 
questa dimostrazione? In pratica soltanto la Magistratura, in base 
alle nostre azioni, e non tenendo conto, invece, delle nostre 
intenzioni. Forse che le nostre intenzioni sono meno importanti delle 
azioni? Chi dovrebbe o potrebbe sindacare sulla bontà delle nostre 
intenzioni? 
        La religione ha avuto, fra le sue funzioni, il compito di attestare 
che il nostro agire è etico, e che siamo animati da buone intenzioni: 
sappiamo bene quanti errori sono stati commessi, ed in che ruolo è 
relegata ora la religione. E, tutto sommato, forse è meglio così, 
visti i disastri causati nel passato dall'Inquisizione, ad esempio. La 
funzione di controllo delle intenzioni è invece sempre presente nei 
regimi totalitari/comunisti, in quanto questi vogliono prevenire i 
moti di dissenso già al loro nascere. 
        In definitiva, il problema si può riassumere così: come ottenere 
delle referenze reali su ogni singola persona, senza ledere le libertà 
fondamentali e senza sprofondare nel totalitarismo? Come bloccare in 
modo efficace chi è animato da cattive intenzioni e, allo stesso 
tempo, dare a tutti la possibilità di farsi o rifarsi una vita? Come 
eliminare i pesi morti della politica e dell'economia, ovvero quei 
baroni che, terminato il loro ciclo vitale, stazionano all'infinito 
nelle stanze dei bottoni? Come ridurre l'enorme divario di possibilità 
di comunicazione ed autopromozione esistente fra il ricco e l'uomo 
comune? 
        Oltre a ciò, mi viene anche in mente la necessità di rendere “a 
misura d'uomo” enti che, ad oggi, non lo sono affatto: ad esempio, 
come limitare lo strapotere delle banche, come renderle un servizio 
veramente utile ed etico, perlomeno finché sarà in uso il denaro? 
Rimane poi sempre aperto il problema dell'eliminazione delle società 
segrete, ad esempio la mafia, delle logge massoniche deviate e dei 
comitati d'affari più o meno nascosti. Uno dei punti chiave del 
percorso educativo futuro, a mio parere, dovrà essere incentrato sulla 
comprensione del come queste congreghe si creino e funzionino, di 
quali strumenti disponga la società per combatterle, e di come questi 
strumenti si possano mantenere in efficienza. Tutto ciò perché 
sappiamo che banche e società segrete hanno fatto molti danni a causa 
dei loro agganci a livello governativo, come vediamo emergere ogni 
giorno da rivelazioni e scandali, mentre gli attuali governi sono 
quasi sempre espressione di un potere economico, tanto che oramai la 
cosa ci sembra normale. 

RACCOMANDAZIONI O REFERENZE? 

Per referenze intendiamo il corpus di conoscenze riguardo all'etica di 
una persona. Queste non dovrebbero essere gestite soltanto come 
“raccomandazioni” che si propagano attraverso una rete di conoscenze 
personali, né limitarsi all'analisi della fedina penale: sebbene più 
imparziale delle raccomandazioni, la fedina è legata a sistemi di 
controllo dalle maglie molto larghe, per cui le indicazioni che 
fornisce non sempre sono in rapporto biunivoco con la vera personalità 
e le reali inclinazioni del soggetto a cui si riferiscono. Inoltre, le 
informazioni dettagliate sono disponibili soltanto per chi è già stato 
indagato per qualche reato. 
        Il problema si pone ora in modo drammatico, visto che i parlamenti di 
molti paesi abbondano di persone che sono espressione non già del 
popolo che li ha votati, bensì di gruppi di pressione che mirano ad 
avere agevolazioni e preferenze in campo economico-bancario-militare. 
Questi personaggi vengono votati da ciascuno di noi in base ad un 
sistema di referenze che, anziché passare attraverso persone fidate, 
passa attraverso i media, spesso controllati dagli stessi candidati. 
Un problema non dissimile si pone qualora si cerchi un collaboratore 
od un dipendente a cui affidare un qualche tipo di incarico delicato: 
spesso non c'è alternativa alla raccomandazione (intesa come proposta, 
da parte di un conoscente, di una persona che rispecchi le nostre 
esigenze), in quanto non esiste un sistema ufficiale di referenze. Fra 
l'altro, questo meccanismo lascia campo libero alle società di 
affiliati, ad esempio la massoneria, che certamente nascono con 
intenti condivisibili, almeno a livello superficiale, ma che poi, 
nelle loro peggiori degenerazioni (P2, P3, P4...), rappresentano un 
serio pericolo per la società. 
        Il problema è quindi enorme, e rappresenta il punto vulnerabile della 
democrazia, o almeno di come questa è concepita ora. In effetti non 
c'è un modo per impedire ad un delinquente, o ad una persona 
moralmente riprovevole o discutibile, di aspirare a cariche politiche 
o di altro genere. Molto spesso non si può bloccare l'ascesa politica 
neanche di chi è già stato condannato in primo, in secondo ed 
addirittura in terzo grado di giudizio, per reati anche gravi. I media 
potrebbero avere un ruolo importante ma, di fatto, attraverso vari 
meccanismi di controllo sono costretti a rendere omaggio a questo o 
quell'altro potente, per cui non possono dare una valutazione 
obiettiva, men che mai inappellabile, su personaggi pubblici, o 
aspiranti tali, o su situazioni che li coinvolgono. 
        La scuola potrebbe sopperire a molte mancanze grazie al miglioramento 
mirato dell'istruzione media, ma la sua gestione è in mano ai governi, 
per cui solo a livello personale i vari insegnanti o prèsidi possono 
decidere di attuare una strategia di contrasto all'andazzo generale 
del momento, ed anche questo è in gran parte utopico. 
        L'unica possibilità rimasta è sperare che la gente riesca a guardare 
oltre i lustrini presentati dalla pubblicità e dai media, scorgendo la 
persona meritevole, pur se ignorata da tutto e da tutti (o, peggio, 
denigrata ad ogni occasione): evidentemente ciò è utopico già in 
partenza, in quanto prevede una presa di coscienza generale. Questa 
potrebbe anche arrivare, prima o poi, ma soltanto dopo che una 
autentica catastrofe, sia essa economica, politica (golpe) o legata 
allo scoppio di guerre e/o rivolte, abbia già sovvertito l'ordine 
costituito e messo a nudo tutti i mali possibili. In queste condizioni 
la presa di coscienza servirebbe a poco, in quanto si dovrebbero 
fronteggiare emergenze ben peggiori. 
        Pertanto il castello della nostra democrazia, per come è impostato, è 
costruito sulla sabbia. Non solo: viene il sospetto che, finora, abbia 
funzionato soltanto grazie a logge e gruppi di pressione più o meno 
nascosti, che hanno operato per stabilizzare alcune situazioni 
problematiche ed, al tempo stesso, coprire le magagne, oltre a curare 
i propri interessi. Non rimane altro che operare per l'affermazione di 
un'organizzazione sociale e statale completamente diversa, basata 
essenzialmente sulla vita di gruppo e, in misura minore, su 
un'organizzazione centralizzata. In questa organizzazione è data 
maggiore importanza a quello che avviene nell'ambito della comunità, 
rispetto a quello che avviene su grande scala. Se vogliamo possiamo 
chiamarla anche democrazia diretta, nel senso che il comando è 
realmente in mano ai singoli, ma l'azione si svolge in un quadro molto 
diverso rispetto a quello attuale. Per avere un esempio, è simile 
all'impostazione delle cittadelle del Movimento dei Focolari. 
        La piccola comunità, oltre ad essere notevolmente più autonoma da 
tutto il resto del mondo di quanto accada ora, consente una reale 
partecipazione delle persone alle decisioni importanti ed alle scelte 
strategiche, cosa che al giorno d'oggi non rientra nelle nostre 
possibilità, se non in minima misura. Le scelte ci piovono addosso 
senza che possiamo fare niente per cambiare gli eventi, ed anche 
quando si sbandierano “gestioni partecipate”, quasi sempre si tratta 
di propaganda. Di fatto i nostri rappresentanti eletti non ci 
rappresentano quasi per niente. 

FAMIGLIA 

La famiglia è il fulcro della vita della comunità, in quanto gran 
parte del tempo è dedicato a formare e preparare le persone al compito 
di coniuge-genitore, il più difficile che ci sia. In particolare, 
assume la massima importanza la formazione dei figli, che non è più 
demandata a nonni-babysitter-asili-scuole, bensì svolta dai genitori, 
come dev'essere. La nostra società attuale è pensata appositamente per 
allontanarci dalla famiglia e per crearci una dipendenza dal lavoro e 
da altri impegni, che viviamo come primari e che ci fanno dimenticare 
le nostre responsabilità. Questo non significa che la donna ritornerà 
ad essere la “regina del focolare”, mentre l'uomo vivrà la casa come 
un albergo: al contrario, i due hanno ruoli per quanto possibile 
intercambiabili e paritari. Tutto è semplificato dall'assenza del 
concetto di “carriera”: in questo modello sociale la “carriera” va 
avanti anche standosene a casa propria. 

LAVORO 

In queste comunità ognuno di noi, mentre lavora e vive a fianco di 
altri suoi pari, si crea le referenze che lo accompagneranno per tutta 
la vita. Si tratta di comunità di tipo agricolo, in gran parte, dove 
però la vita dei campi potrebbe essere vissuta in maniera molto 
diversa rispetto a come siamo abituati a pensarla: niente megacolture 
intensive, niente pesticidi. Le coltivazioni potrebbero essere miste, 
ovvero interessare (nello stesso luogo) parecchie specie di piante 
commestibili ed alberi da frutto (permacoltura). Il paesaggio non 
sarebbe dominato da distese popolate da una sola specie vegetale, 
bensì apparirebbe come un immenso giardino lussureggiante. Anche la 
necessità di intense lavorazioni del terreno, ora indispensabili per 
le monocolture intensive, sarebbe superata da nuove/vecchie tecniche 
di coltivazione. In questo modo anche la richiesta di combustibili si 
ridurrebbe parecchio. La residua necessità di energia, oltre a quella 
generata tramite le fonti rinnovabili classiche (sole, vento, fiumi e 
laghi), potrebbe essere ricavata da coltivazioni di vegetali ricchi di 
oli o di zuccheri. I consumi per i trasporti sarebbero ridotti, 
rispetto ad ora, ad un decimo od anche meno, grazie al superamento del 
concetto di globalizzazione: la produzione ed il consumo saranno 
contestuali, in gran parte. 
        Qualcuno penserà che in un mondo del genere si lavorerà 
continuamente, sopravvivendo alla meno peggio. Non siamo di questa 
idea, in quanto è noto che, oggigiorno, il nostro lavoro serve in gran 
parte per alimentare l'industria della guerra e l'arricchimento senza 
fine di chi ci sfrutta. Lavorando quel che serve per vivere, a parte 
la qualità infinitamente superiore dei cibi che avremmo sulle nostre 
tavole e della nostra vita in generale, probabilmente avremmo anche 
più tempo libero. 

EDUCAZIONE 

L'educazione è un altro tema importante del mondo di domani. Ora la 
scuola punta a formarci in modo da poterci inserire rapidamente nel 
mondo del lavoro, e spesso neanche ci riesce. Purtroppo la formazione 
civica e storica sono scollegate e spesso carenti. Nel mondo 
futuribile il punto focale della formazione è: 

“Rendere capaci i cittadini di individuare e bloccare i meccanismi per 
cui una persona od un gruppo possomo ingannare e sviare altre persone 
in maniera occasionale o sistematica.” 

Questo può avvenire, ad esempio, con la fruizione e la partecipazione 
attiva al “teatro sociale”, ovvero quel genere di rappresentazione 
della realtà che da una parte denuncia, e dall'altra permette di 
vivere in modo più diretto certi tipi di inganni, sfruttamenti e forme 
di repressione. Potrebbe essere interessante anche l'allestimento di 
psicodrammi, che in certi casi potrebbero diventare una presenza 
frequente nella nostra vita. I risultati della partecipazione a queste 
attività darebbero agli educatori (e anche a tutti gli altri) un 
quadro chiaro delle capacità di ciascuno di rigettare e scardinare le 
oppressioni, nonché di lavorare e fare gruppo, potendo così 
indirizzare ognuno di noi al ruolo pubblico che più gli si addice, ed 
impostando per chi è carente un programma di aiuto o recupero. 
        Questo può sembrare un modo per alterare il naturale modo di essere 
delle persone, una nuova, subdola forma di controllo mentale 
avanzatissimo, ma dobbiamo anche pensare che Mussolini, Hitler, e 
molti altri prima e dopo di loro, sono stati voluti ed amati da gente 
che non capiva minimamente di essere raggirata ed utilizzata per i 
fini più biechi che si potessero immaginare. Se tutti hanno il diritto 
di voto, tutti hanno il dovere di non farsi raggirare dal primo 
impostore che si presenta, e lo devono dimostrare. In pratica, non 
tutti possono avere gli stessi diritti: i livelli più alti di 
condivisione delle scelte si possono raggiungere soltanto dopo aver 
dimostrato la propria capacità di assumersi responsabilità e di 
decidere in modo corretto ed indipendente. 

CASTE O LIVELLI DI CONSAPEVOLEZZA? 

        Questo apre forse la strada ad un nuovo classismo, alle caste? 
Vediamo: forse nel mondo attuale non esistono le caste? Forse non 
esiste una élite (chiamata “la casta”, guarda caso), largamente 
collusa con interessi mafiosi, tendente a propagarsi nel tempo 
all'infinito, tagliando fuori dal circuito politico-economico le linfe 
vitali della società, portatrici di idee nuove e voglia di legalità? I 
mafiosi non sono una casta? E che dire di quelle corporazioni dove il 
lavoro passa di padre in figlio? E dei cosiddetti “baroni” 
dell'università e della medicina, molto spesso intenti a perpetuare il 
nome di famiglia nelle istituzioni di cui fanno parte? E delle logge 
massoniche deviate? Vengono poi in mente, guardando più in alto, i 
componenti del gruppo Bilderberg e, dulcis in fundo, i fantomatici 
“Illuminati”, sempreché esistano. 
        Allo stesso tempo esiste una separazione spesso troppo netta (come 
testimoniato da alcune puntate recenti di “Presa Diretta”) fra chi è 
in carcere e chi è fuori: a parte il fatto che molta gente è dentro 
senza validi motivi, mentre molta altra gente è in libertà e ci si 
domanda il perché, è ormai evidente che moltissimi reclusi hanno 
bisogno di una forma di aiuto diversa dalle quattro mura della cella. 
Esistono diverse categorie di persone, suddividendole in base alla 
capacità di socializzare e di condividere: 

1) c'è chi è perfettamente adattato a vivere in società ed a discutere 
e condividere le scelte, rispettando le idee altrui ma battendosi 
lealmente per le proprie, facendo marcia indietro ed autocritica 
quando opportuno; 
2) c'è chi non tollera le idee altrui e vuole imporre le proprie a 
tutti i costi; 
3) c'è chi non può fare a meno di avere un imbonitore, un ciarlatano, 
un populista che gli indichi cosa fare e cosa non fare (qualsiasi 
riferimento a fatti o persone attuali è casuale e non voluto); 
4) c'è chi non tollera nessuna forma di governo od organizzazione 
sociale di qualunque tipo, ma allo stesso tempo non è in grado di 
edificarne una propria; 
5) c'è chi, qualunque cosa si dica, deve sostenere una tesi 
diametralmente opposta; 
6) c'è infine chi non può fare a meno di aggirare od infrangere le 
leggi. 

E' evidente che gli atteggiamenti descritti nei punti 2, 3, 4, 5 e 6 
(ed ogni possibile mix di questi) sono tipici di persone non in grado 
di gestire al meglio la loro piccola fetta di democrazia. Tuttavia, 
per evitare di fare figli e figliastri, normalmente si tende a non 
fare distinzioni, salvo poi veder nascere formazioni di estremisti, 
anarchici e dissidenti di vario tipo. Si suppone che, finché queste 
minoranze rimangono tali, il problema non si porrà. Purtroppo i tempi 
recenti ci hanno insegnato che un uso distorto dei media può alterare 
a tal punto l'equilibrio tra i gruppi di persone da rendere 
impossibile la normale vita sociale, originando derive gravissime. A 
ben vedere, il problema nasce dal diffuso soprassedere su elementari 
norme etiche, che portano le persone a barattare favori e connivenze 
in cambio di un vantaggio immediato o dilazionato, per sé stessi o per 
il proprio entourage, senza considerare i risvolti negativi, futuri o 
immediati, a danno proprio o di altri. A volte le persone si vendono 
addirittura senza alcuna garanzia di ottenere quello che è stato 
promesso, dovendo comunque pagare le conseguenze delle proprie scelte. 
        Cosa si può fare? Una soluzione potrebbe risiedere nel dare privilegi 
diversi alle diverse persone in base alla propria capacità di 
assumersi responsabilità a livello sociale, di comprendere 
profondamente le esigenze degli altri e non soltanto le proprie, di 
capire e ridefinire il proprio ruolo nella società: in poche parole in 
base al proprio livello evolutivo. Ma come attuare tutto ciò, nei 
fatti? Possiamo ipotizzare che al livello più basso si avrebbero 
quelli che attualmente sono i carcerati, che vivrebbero (per quanto 
possibile) in mezzo alle altre persone rendendosi utili nelle maniere 
più svariate, ma con libertà più o meno limitate. Il carcere vero e 
proprio sarebbe abolito, ma è evidente che tale sistema richiederebbe 
sforzi molto maggiori, da parte della società, rispetto a quello 
attuale. D'altro canto si può ipotizzare che, nel lungo periodo, ben 
poche persone necessiterebbero di questo regime di vita. Al contrario 
di ora, non esistendo pene da scontare ma “percorsi di crescita”, non 
c'è un limite al perpetuarsi di una situazione, di un servizio. O 
meglio: la situazione si evolve quando la persona può, grazie al suo 
avanzamento, occuparsi di altro. Il termine “pena” è improprio anche 
per un altro motivo: quello che una certa persona vive come una pena o 
punizione (assistere dei malati, o addirittura assistere persone da 
essi stessi danneggiate), potrebbe essere svolto da altre persone come 
servizio normale, se non addirittura gratificante o piacevole. 
        Salendo nella scala sociale si avrebbero sempre minori pressioni per 
raggiungere un livello più alto, e contemporaneamente maggiori 
responsabilità ed incisività nelle decisioni, ma il meccanismo 
rimarrebbe sempre lo stesso: un compito da svolgere e persone intorno 
a noi che ci accompagnano nel cammino, che ci assistono, che valutano 
i nostri progressi. 
        A questo punto verrebbe da pensare che, prima o poi, si formerebbero 
nuovamente le “caste” nell'accezione utilizzata ora, ovvero congreghe 
di potenti che si appropriano di alcune prerogative o poteri e non 
permettono ad altri di subentrare od interferire con i loro traffici: 
ebbene c'è un possibile rimedio a tutto ciò, ovvero l'interscambio fra 
i vari livelli. Con questo termine si intende l'obbligo, per tutti, di 
vivere una parte del proprio tempo (un mese all'anno, ad esempio) in 
un ambiente diverso dal proprio, ad un livello diverso, con impegni 
diversi. Questo scambio non dev'essere per forza verso il basso, può 
avvenire anche verso l'alto: periodicamente l'umile operaio si può (e 
si deve) trovare in mezzo a persone di livello sociale/tecnico/ 
categoriale più elevato, in modo da fornire un punto di vista diverso, 
oltreché assimilare e studiare le tecniche decisionali e le 
problematiche di gestioni impegnative. Qualora l'innesto funzioni, non 
è da escludere a priori un avvicendamento con membri di alto livello 
più anziani, stanchi, disillusi. Questo dovrebbe far tramontare 
definitivamente la storica separazione fra chi gestisce il potere e 
chi è soggetto al potere, che da una parte alimenta l'attaccamento 
alla poltrona, e dall'altro la voglia di rivalsa e di sovversione 
dell'ordine costituito (1). 

LA CALUNNIA E' UN VENTICELLO.... 

L'organizzazione sociale descritta rappresenta un modo diverso per 
avere referenze reali, nate dalla vita in comune e quindi scevre da 
errori grossolani. In gruppi così ristretti, però, quasi sempre si 
crea il problema delle cosiddette “chiacchiere” o “dicerie”: 
conformemente alla concezione tolteca (vedi Don Miguel Ruiz), queste 
sono assimilabili a maledizioni lanciate contro persone che spesso non 
meritano, in parte od in tutto, di portare per sempre il peso della 
diceria. Oggi sono molto utilizzate, su grande scala, nella forma di 
“fango”: si parla perciò di “macchina del fango”, ovvero di quel 
gruppo di pressione mediatica in grado di inondare giornali e tv di 
affermazioni assimilabili a dicerie perché fondate sul nulla, su 
falsità confezionate alla bisogna o su fatti reali opportunamente 
distorti ed amplificati. 
        Ad oggi la perdita di qualunque punto di riferimento morale e la 
consapevolezza di essere stati sempre ingannati sta riducendo la 
sensibilità della massa alla diceria, sebbene il gioco non valga la 
candela. Nel mondo futuro la perdita di credibilità di una persona 
dovrà essere vissuta come una perdita di credibilità del gruppo in cui 
risiede, e non come un motivo di ilarità o compiacimento. Pertanto 
qualunque problema, qualora non si risolva da sé, dovrà essere 
affrontato con serietà e discrezione da un gruppo opportunamente 
organizzato. Chi devia dal comportamento minimo accettabile, ad 
esempio avvelenando il proprio gruppo con dicerie o spargendo 
zizzania, oppure paventando pericoli inesistenti, anziché subire 
vessazioni o drastiche riduzioni della libertà, potrebbe essere 
invitato ad unirsi al gruppo più adatto per se stesso, dove passerà il 
resto della sua vita oppure troverà gli stimoli giusti per crescere e 
superare certi errori. Naturalmente c'è anche il rovescio della 
medaglia: un gruppo di congiurati potrebbe pensare di liberarsi di 
personaggi a loro scomodi esattamente con lo stesso metodo. In questo 
caso i rapporti fra gruppi diversi, in particolare l'interscambio di 
esponenti a vari livelli, continuo e programmato, dovrebbe mettere al 
riparo anche da queste derive. 

FAZIONI E FAZIOSITA' 

Anche il rapporto fra fazioni diverse deve assumere aspetti molto 
diversi rispetto ad ora. In questo momento le fazioni politiche sono 
separate da interessi economici contrastanti (ovvero sono espressione 
di lobbies), essenzialmente, salvo alcuni casi in cui si inseriscono 
anche aspetti e carismi personali dei vari leader. Tuttavia, al di 
sopra del “teatrino”, si muovono interessi ancora più alti, che poi 
sono quelli che fanno muovere tutte le fazioni in maniera bi-partisan, 
quando viene richiesto. Di fatto le fazioni politiche sono una 
facciata pseudo-democratica per un sistema autoritario, basato sulla 
manipolazione delle menti operata dai media. Attualmente le fazioni 
non rispettano il principio fondamentale di “operare per il bene 
comune”, che invece dovrebbe essere condizione “sine qua non” 
dell'azione politica. In futuro si dovrebbe convergere verso un 
sistema dove non esistano fazioni: i partecipanti alle riunioni, 
importanti o meno che siano, dovranno mettere via qualunque interesse 
di parte e ragionare nell'interesse della maggioranza delle persone, 
fino a sconfinare nel concetto di “bene assoluto”. 

CARICHE CIVILI 

Molto importante anche l'aspetto delle “cariche” civili, di cui spesso 
sono state investite persone che difficilmente si può immaginare che 
fossero i più adatti o meritevoli. Probabilmente, anziché puntare 
tutto sull'elezione di rappresentanti che si sforzeranno di 
convincerci delle loro scelte, dovremo abituarci a decidere il più 
possibile in forma collegiale, attraverso assemblee in cui molti 
parteciperanno, discuteranno e voteranno. L'attuale situazione di 
perenne muro contro muro ci ha disabituato a questo modo di dialogare 
e di decidere, ma dobbiamo avere la certezza che esiste. A parte 
questo, la società futura dovrà essere una specie di organismo 
vivente, in cui ogni parte farà il massimo per il buon funzionamento 
del sistema: in quest'ottica molti problemi potranno essere risolti 
direttamente dal singolo individuo o gruppo, senza dover investire 
sempre e comunque tutta la comunità. 
        Nel caso in cui sia necessario rivestire una singola persona di un 
incarico delicato e particolare, allora si potrà ragionare in modo 
diverso: si esaminerà chi, nelle sue referenze, annovera capacità tali 
da renderlo idoneo per lo scopo. Pertanto, fra i compiti delle 
istituzioni formative (scuole ma non solo), ci saranno anche quelli 
relativi allo sviluppo di personalità capaci di svolgere compiti 
specifici. Questo non deve avvenire per forza di cose con corsi 
appositi, ma come attività collaterali alla scuola. Per fare un 
esempio, se nel programma scolastico sono previste recite teatrali o 
gare sportive, l'organizzazione di questi eventi può mettere in luce 
capacità particolari di singoli individui o gruppi, che altrimenti 
difficilmente emergerebbero. 

GIOVENTU' 

Tornando al discorso della formazione e quindi della vita giovanile 
(da sempre preda di istinti barbari, ora maldestramente ed 
ulteriormente stimolati dai media), dovranno cambiare molte cose. E' 
evidente che la famiglia, così come è concepita ora, non funziona più: 
è normale vedere persone che lasciano crescere i figli senza alcuno 
sforzo per educarli al rispetto degli altri e ad impegnarsi per 
migliorare la realtà che ci circonda. Ma, oltre a rinnovare l'istituto 
della famiglia, facendolo uscire dalla mortificazione in cui l'hanno 
gettato questi ultimi decenni, forse sarà necessario rivedere 
completamente il modo in cui si intende la vita giovanile. 
Innanzitutto, oltre ad essere un periodo di grandi novità nella vita 
sociale e scolastica, dovrà contenere le basi del lavoro, 
dell'abnegazione e della generosità. Pertanto dovrebbero far parte 
della vita giovanile lunghi periodi in cui ci si dedica all'assistenza 
ai malati ed alle persone in difficoltà. 
        Inoltre, visto che le opere pubbliche non disporranno, 
verosimilmente, delle risorse (e degli sprechi) attuali, i giovani 
potrebbero prestare servizio gratuito per la realizzazione di quanto 
richiesto dalla collettività. In questo modo si avrebbe un naturale 
passaggio dallo stereotipo del giovane che distrugge i beni di tutti 
(quando non distrugge sé stesso), alla figura del giovane che aiuta 
anziani e malati e risistema tutto ciò che lo richiede. Un modo 
senz'altro più appropriato di trascorrere i momenti liberi dallo 
studio, anziché gozzovigliare e vagabondare senza una mèta, se non 
bulleggiare, compiere vandalismi o drogarsi. 

TASSE E CIRCOLAZIONE MONETARIA 

Questo scenario apre un'altra possibilità intrigante: ovvero che la 
prestazione del servizio gratuito diventi un'alternativa al versamento 
delle tasse. Ora si tende a specializzarsi in una professione che, 
economicamente, renda il massimo: una parte del profitto viene girata 
sulle tasse. Se, invece, passiamo una parte della nostra vita a 
servire il paese, le tasse potrebbero non essere più necessarie. 
Inoltre, i fenomeni di malversazione vengono abbattuti in modo 
drastico, in quanto non c'è più un flusso monetario da gestire. Anche 
le banche vengono tagliate fuori da larghe parti dell'economia 
nazionale e mondiale. Si apre la strada alla completa eliminazione del 
denaro, con annessi e connessi. 
        Analogo discorso per le pensioni: se esiste un servizio stabile di 
supporto agli anziani, e se i servizi sono tutti gratuiti, non c'è 
necessità di erogare pensioni. 

MEDICINA E SALUTE 

La gestione della salute e delle cure mediche non può rimanere come 
l'attuale. Il sistema sanitario è pazzesco nella sua semplicità: 
sfrutta ogni possibile appiglio per trasformare l'essere umano in una 
macchina per fare soldi, una gallina dalle uova d'oro, utilizzando la 
paura e l'ignoranza delle persone. Si può supporre che le cosiddette 
“malattie incurabili” (cancro ecc.) si riveleranno ampiamente 
curabili, una volta distrutto il legame d'acciaio fra big-pharma, la 
politica e la corporazione dei medici, che di fatto impedisce il 
regolare corso della ricerca, qualora questa non punti verso un 
aumento dei profitti. Inoltre, in futuro il primo medico dovrà essere 
l'individuo stesso, in modo da superare il dualismo medico-paziente: 
non è mai accaduto che il paziente ha curato il medico, ovvero gli ha 
suggerito rimedi utili alla propria salute? Come si può pensare che un 
solo individuo possa inglobare un sapere enorme come quello medico? 
Questo deve essere invece patrimonio comune, una conoscenza diffusa 
che si deve ampliare partendo dalla vita di tutti i giorni, e non 
dalle sale sterili. Continueranno ad esistere ambulatori e sale 
operatorie, è ovvio, ma il primo ambulatorio dovrà essere casa nostra, 
ovvero dovremo essere in grado di prevenire e curare i disturbi più 
comuni senza spendere un patrimonio e senza avvelenarci. 
        Per quanto riguarda i casi più difficili, il pellegrinaggio fra 
decine di specialisti prima di riuscire a dare un nome al proprio 
problema è una cosa ridicola. Esisterà (o almeno si spera) una 
struttura pubblica di diagnosi dove, grazie a vari specialisti 
dialoganti fra loro (ora sembrano rinchiusi in torri d'avorio), si 
arriverà a capire di che male soffriamo (stile dr. House). Ogni 
struttura potrà avere una sua specializzazione particolare, ma in 
sostanza dovrà spaziare su qualsiasi tipo di malessere/malattia/morbo 
esistente o esistito, basandosi su un opportuno database di malattie e 
disturbi noti. Infatti, onde ridurre l'abnorme numero di diagnosi 
sbagliate (1 su 3 in USA), ogni struttura studierà le procedure di 
disambiguazionne dei casi di difficile soluzione, proponendo aggiunte 
e modifiche al suddetto database. Le integrazioni verranno valutate da 
tutti gli altri gruppi, ad esempio con le procedure tipiche di 
Wikipedia. Ora tutto questo esiste, ma è soggetto al controllo ed 
all'approvazione di gruppi di potere medico, che rispondono a logiche 
di mercato: si fa se conviene, se non conviene si fa finta di non 
vedere, e buonanotte. 
        Anche in questo caso la scuola potrà avere un ruolo importantissimo, 
educando al rispetto del proprio corpo ed al suo perfezionamento. Si 
imparerà a prevenire ed evitare la gran parte delle malattie senza 
spendere un soldo, avendo così la possibilità di vivere pienamente la 
propria vita. 

ESERCITI E GUERRE 

Verrebbe facile dire: mai più guerre. In effetti non è semplice 
raggiungere questo scopo, almeno finché esisteranno élites animate da 
un desiderio sfrenato di potere, arricchimento e sottomissione altrui. 
Una volta messi dei paletti forti a tutte queste aberrazioni, è 
probabile che il risultato sia a portata di mano, ma soltanto quando 
il modello organizzativo descritto in queste pagine si sarà diffuso in 
tutto il mondo. A quel punto non servirà più un esercito, basterà un 
servizio di protezione civile efficiente e ben organizzato. 

CONCLUSIONE 

Qual'è la motivazione che si cela dietro queste righe scritte quasi di 
getto? E' presto detto: è molto probabile che, fra poco, non avremo 
più tempo per fare ragionamenti di ampio respiro. Vedo in molti la 
voglia di combattere il sistema sul suo stesso piano, ovvero tramite i 
mezzi che la democrazia mette a disposizione: dimentichiamo che quei 
mezzi esistono soltanto per alcuni, di fatto. Quanto più gli avversari 
del sistema si avvicinano al risultato, tanto più i mezzi a loro 
disposizione si riducono. Non c'è limite al raggiro delle masse, ed è 
relativamente facile portare questo limite, ad intervalli regolari, un 
poco più avanti di dove riesca ad arrivare il cittadino medio. 
        Parimenti non può essere un'opzione la lotta sotterranea, ovvero una 
cospirazione che miri a rovesciare il sistema: è insito nel sistema 
stesso un preciso intento di fagocitare e rielaborare a suo uso e 
consumo ogni spinta eversiva. Anzi, il sistema permette di creare alla 
bisogna nuovi focolai eversivi, nel caso tornassero utili. L'unica 
lotta possibile consiste nell'anticiparne le mosse, creare un gruppo 
di persone preparate a ragionare in questo modo, che possano fungere 
da riferimento per tutti gli altri. Si suppone infatti che il livello 
dell'inganno, già molto alto, aumenti ancora, fino a creare 
l'indicibile: un organismo mondiale autoritario, autosufficiente, 
onniscente (grazie all'elettronica) ed onnipresente. Visto che le basi 
teoriche del Nuovo Ordine Mondiale saranno ricercate negli avvenimenti 
infausti che, con grande probabilità, avverranno di qui a breve 
(scontro su larga scala fra gruppi religiosi, economici e militari), 
occorre cominciare da subito ad affermare che un'alternativa al modus 
vivendi attuale (ed a qualunque altro verrà proposto dalle élites al 
potere) esiste, è possibile. 
        Ormai non è più in pericolo soltanto la democrazia: presto si punterà 
il dito addirittura sul libero arbitrio! Ci chiederanno di perdere la 
libertà in nome di una pace che avrà il sapore del carcere. Saremo 
reclusi in casa nostra, più o meno come avveniva nella serie 
televisiva “Il Prigioniero”. Diranno: -”Se non vuoi accettare il 
nostro controllo è perché sei un delinquente o un eversore!”- 
        Vogliamo davvero che si arrivi a tal punto? Sono cosciente che questo 
quadro futuribile può lasciare un po' sgomenti. Ma, di fronte alla 
devastazione che si annuncia imminente, sia essa a causa di catastrofi 
naturali, agitazioni di popolo, invasioni da parte di eserciti o di 
disperati, crisi economiche, politiche, bancarie e monetarie, forse 
rimarrà meno ostico da accettare. 

NOTE 
(1) E' immediato vedere nel sistema proposto richiami 
all'organizzazione comunista. Occorre notare che: 
- il fallimento del comunismo è stato causato anche dall'accentramento 
del potere nelle mani di poche persone. Di fatto in URSS si era 
costituita una casta di potenti che, incuranti della volontà e delle 
condizioni di vita del popolo, con la bocca piena di falsità, hanno 
fatto il bello ed il cattivo tempo per decenni; 
- a quanto sopra si è aggiunta la corsa alla supremazia militare con 
gli Stati Uniti d'America, che ha creato un regime di sospetto verso 
tutto e tutti, a causa del rischio diffuso di spionaggio; 
- l'élite comunista, specialmente in URSS, era a larghissima 
maggioranza di etnìa ebraica; questo ha cementato ulteriormente il 
legame fra i componenti del partito unico, aumentando quindi la 
refrattarietà dello stesso agli influssi esterni; 
- nel comunismo i capitali sono comunque presenti, ma vengono gestiti 
dallo stato; inoltre, è possibile un arricchimento personale grazie a 
corruzione, concussione, abuso d'ufficio ecc.. 
- il rifiuto sistematico di Dio ha reso il sistema comunista 
spiritualmente arido; il porre l'obiettivo sull'uomo ha disgregato il 
concetto di giustizia divina (assoluta, non sindacabile), pertanto 
l'unica giustizia possibile nel sistema comunista è quella terrena, 
aggiustabile alle esigenze del momento e del potente di turno; 
- il comunismo, per molti versi, sembra il perverso scimmiottamento 
dello speciale rapporto creatosi fra S. Francesco ed i suoi seguaci, 
che avevano tutto in comune e fra loro si chiamavano “compagni”; 
- ha creato, inoltre, un'artificiale dicotomia fra equità sociale e 
messaggio cristiano: quest'ultimo già contiene al suo interno i 
presupposti dell'uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio; il 
socialismo ed il comunismo pretendono di accaparrarsi di questo 
concetto, svuotandolo dal messaggio cristiano. Quest'opera (di sapore 
massonico) prosegue tutt'ora: la destra tipicamente appoggia i valori 
cristiani ma non l'equità sociale; la sinistra appoggia l'equità 
sociale ma non i valori cristiani. Questo basilare errore è 
testimoniato dal peggior fallimento del comunismo: l'aver creato 
disparità sociale (popolo/burocrati), pur partendo da una base teorica 
di totale uguaglianza. Gli uomini nascono diversi, crescono 
diversamente, vivono e muoiono diversamente. Soltanto di fronte a Dio 
sono uguali: non è possibile uguaglianza senza Dio. 
Al contrario, nel sistema proposto: 
- il potere non è nelle mani di poche persone, bensì nelle mani della 
parte di collettività dotata di potere di voto, che comunque raccoglie 
la maggioranza delle persone. 
- Non esiste la politica come la intendiamo noi, ma una ricerca dei 
risultati migliori nei vari campi di interesse, ovvero nell'assistenza 
ai malati ed alle persone bisognose, nello sviluppo della personalità, 
della cultura e della laboriosità dei giovani, nel recupero delle 
persone con inclinazioni pericolose per sé e per gli altri, nella 
riduzione dell'impatto ambientale della società umana e 
nell'organizzazione degli interscambi e delle sinergie fra i vari 
gruppi. 
- Non esiste corsa agli armamenti, in quanto si suppone che il 
concetto di guerra sia superato sia dagli eventi che dall'interscambio 
fra i vari gruppi a livello mondiale. 
- La società proposta è multiculturale e multietnica. 
- La spiritualità è un componente fondamentale di questo modello di 
vita. 
- Il capitalismo è completamente assente, si tende infatti 
all'eliminazione del denaro e degli istituti bancari. Qualora si debba 
quantificare il valore di un oggetto o servizio, si calcola in ore- 
uomo, ovvero in una misura oggettiva e non svalutabile. Non esistono i 
concetti di prestito, finanziamento, interesse, fallimento. Non esiste 
il rischio industriale, in quanto tutti i beni vengono fabbricati su 
richiesta, e si costruisce soltanto se esistono i mezzi. 
- Tutto è basato sul concetto di mutuo servizio: si offre un servizio 
ed, in cambio, si ricevono vari servizi. 
- Non c'è modo di evadere i propri impegni e le responsabilità verso 
gli altri, se non perdendo capacità di influire sulle scelte comuni e 
riducendo la propria libertà di azione. 
- Non si può viaggiare con la facilità attuale (frutto della 
devastazione dell'ambiente e della sottomissione al sistema 
capitalista), ma in realtà è ancora più facile andare a vivere in 
posti anche lontanissimi, integrandosi con popolazioni a noi 
sconosciute, in quanto l'interscambio culturale è uno dei presupposti 
di questo progetto. 
(2) La rivoluzione francese era basata su 3 esigenze imprescindibili: 
libertà, uguaglianza, fraternità. Purtroppo, già dalle prime battute, 
soltanto la prima era (forse) disponibile in abbondanza: l'uguaglianza 
si è persa presto a causa dello sviluppo della borghesia, ed una vera 
fraternità, nella politica delle fazioni, non può esistere, come 
testimoniato dalle lotte che hanno insanguinato gli esordi della 
repubblica francese ed hanno portato all'impero napoleonico.