Le regole sono necessarie ma non sufficienti
Io non sono contro le regole, tutt’altro: dopo decenni di riflessioni sono convinto che il contenuto non può prescindere dalla forma, e le regole sono il contesto di ogni forma.
Sono però altrettanto convinto che nessun sistema di regole, per quanto ben costruito e portato avanti con le migliori intenzioni sia sufficiente ad evitare distorsioni, interpretazioni lontanissime dallo spirito originario, o al contrario talmente rigide da portare allo stesso risultato.
Gli esempi al riguardo possono essere innumerevoli e dai più diversi campi, senza però partire da Adamo ed Eva, mi limiterò ad alcune situazioni a noi più vicine.
Durante la rivoluzione francese, vi fu una contrapposizione tra Girondini
-portatori di una posizione più “molle” con regole elastiche che avrebbero probabilmente portato ad una società non troppo diversa da quella precedente- e i Giacobini -sostenitori di regole molto più rigide per costruire una società totalmente diversa da quella vecchia-.
In un periodo di fortissime tensioni etico-politiche, (tra il 1793 e il 1795) i Giacobini ebbero la meglio e i Girondini furono “giustamente” ghigliottinati. Con il calo però di quella tensione (e su questo torneremo dopo), vi fu una reazione che spazzò via i giacobini ed aprì la strada prima al direttorio e poi a Napoleone....
In una situazione simile, almeno per quanto riguarda il nostro discorso delle regole, ritroviamo i marxisti russi, divisi, com’è noto, tra Menscevichi e Bolscevichi, con questi ultimi nella parte dei Giacobini: sappiamo tutti poi come è andata; solo una curiosità, nel congresso del 1903 in cui si avvia la divisione, il programma, di cui si discusse prima, venne approvato praticamente all’unanimità (un astenuto), la spaccatura avvenne appena si cominciò a discutere di regole direttamente al primo punto, come si diventava membri del partito....
Andando ad un altro settore, possiamo vedere che la moderna visione scientifica nasce con Galileo, Bacone, Cartesio.... dall’idea che soltanto rigide regole matematiche potevano portare ad una conoscenza certa: oggi possiamo toccare con mano dove l’applicazione rigida di queste regole ci ha condotto, ma in realtà oggi sappiamo anche che queste rigide regole non esistono: con la fisica quantistica e il teorema di indeterminazione di Heisenberg (di una particella possiamo determinare o il moto o la posizione, ma non entrambe contemporaneamente, indipendentemente dagli strumenti utilizzati) e quello di indecidibilità di Godel (in un qualunque sistema di logica formale si arriva ad un punto in cui non è possibile sapere se la proposizione è vera o falsa), la fisica e la matematica, le due scienze “dure” su cui tutte le altre avevano cercato di modellarsi, hanno rinunciato alle antiche certezze, ripiegando su più caute ipotesi probabilistiche.
Al loro posto come scienza guida è subentrata la biologia che, se da una parte ci mostra gli organismi viventi come guidati da rigide regole a cui non è possibile sottrarsi, pena l’impossibilità di sopravvivere, ad un’analisi più approfondita ci fa vedere come queste stesse regole siano molto meno rigide di quanto appaia e permettano un arco di flessibilità più o meno ampio all’interno del quale l’organismo sopravvive in maniera ottimale: la catastrofe sopravviene solo quando si infrange la possibilità minima o massima di variazione possibile.
Questo mi sembra un messaggio “naturale” certamente significativo: i viventi, tutti, sono sottoposti a regole che sono rigide ma nello stesso tempo dotate di una certa elasticità.
Noi però non siamo solo “natura”, siamo anche, e forse ormai soprattutto, esseri culturali -qualunque cosa questo voglia dire esattamente- e da questo punto di vista vorrei richiamare quello che dicevo sopra sulla tensione: io credo che un qualunque sistema di regole possa funzionare al meglio per un certo periodo finché è sostenuto da una forte tensione etica, da un intenso coinvolgimento emotivo o qualcosa del genere. Inevitabilmente tali situazioni non possono mai durare troppo a lungo e a quel punto cominciano a divergere le interpretazioni da dare alle regole, il loro stravolgimento fino a giungere ad una situazione di crisi grave che porta nuovamente ad uno stato di tensione etica per cui si richiedono nuove regole... Ovviamente ho schematizzato parecchio.... Se però quanto sopra schematizzato avesse una sua verosimiglianza, il problema diventerebbe non tanto di quale sistema di regole adottare, quanto di come riuscire a mantenere la situazione di coinvolgimento che ci porta a concepirlo, e prima ancora se tale mantenimento è possibile: questo mi sembrebbe un punto importante su cui riflettere.
Mi fermerei qui, ho cercato di sintetizzare al massimo (appunto!) quel che volevo dire e spero di non averlo fatto a spese della comprensibilità, posso però sintetizzare ancora di più quello che penso prendendo in prestito poche righe da Alexander Langer, che quasi vent’anni fa sosteneva: “ non esiste il colpo grosso, l’atto liberatorio che possa aprire la via verso la conversione ecologica, i passi dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme e paziente”.
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Commenti
Alcune osservazioni...
Prima di tutto complimenti per la capacità di sintesi!
Purtroppo non ho abbastanza competenza per esprimere considerazioni sulla prima parte dell'intervento.
Tuttavia mi sento in dovere di precisare che il teorema di indeterminazione di Heisenberg è, appunto, un teorema: e funziona come modello previsionale con particelle subatomiche. Per corpi più grandi, come quelli con cui la biologia ha comunemente a che fare, il determinismo causale è ancora valido: a livello molecolare (e, quindi, biologico) valgono decisamente di più le regole deterministiche sul "potenziale elettrochimico" della struttura geometrica di una molecola, piuttosto che le interazioni tra i componenti delle particelle che la compongono.
In più, il teorema di Godel cerca solo (!) di dimostrare che: a) o esistono assiomi da cui partire per cui un sistema è completamente descritto, oppure b) che gli assiomi non esistono e ci dobbiamo quindi accontentare di un sistema con alcune contraddizioni interne.
Riportando le conseguenze della biologia e della logica nei sistemi autodecisionali, penso che l'insegnamento non si trovi nella presunta "flessibilità" nelle regole (che non esiste perché sono deterministiche) bensì nell'enorme numero di regole semplici (e deterministiche) che, applicate tutte insieme e interferendo/interagendo tra loro, fanno nascere comportamenti emergenti (non deterministici solo per ragioni di complessità) e describivili con regole approssimate (più che flessibili) in quanto, in realtà, sono regole che esprimono una quantità enorme di interazioni semplici.
In base a questa riflessione, sono persuaso che sia sufficiente porre estrema attenzione a esprimere un sufficiente insieme di regole semplici e deterministiche, prive di interpretazione e quindi "indistorcibili". A seguire, visto l'enorme numero di persone che l'adotteranno e vista la grande quantità di interazioni, ne emergerà un sistema assai complesso e sufficientemente flessibile da, se ho inteso bene il tuo pensiero, non portare mai a una situazione di crisi grave.
grazie e a presto!
Marco
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