DOVE RECUPERARE I SOLDI PER LO STATO SOCIALE

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Visto che stiamo ancora in tema di referendum mi chiedo perchè la società civile non si propone per indire dei referendum quali il ritorno della scala mobile sostituita oggi con i gradini della povertà,la modifica della Legge Biagi per annullare la malinconia del precariato nei cervelli e nella vita dei nostri giovani,l'equo canone per gli affitti oggi alle stelle e senza controllo,e l'Istat per gli aumenti annuali dell'affitto a beneficio solo del proprietario.Qualcuno direbbe dove andiamo a prendere i soldi.Lo sanno tutti dove prendere i soldi,tutti tranne i vari Ministri dell'Economia succeduti nel tempo,sia di centrosinistra sia di centrodestra,ossia la chilometrica cifra del debito pubblico 1809 miliardi di euro,vale a dire 31.500 euro per ogni italiano,e il recupero dell'evasione fiscale,da molti valutata nel 50%.

Davide Falsanisi

Commenti

Troviamo una soluzione insieme! ^_^

ciao Davide e buongiorno!

Hai sollevato un problema molto importante, cioè quello su dove recuperare i soldi per lo stato sociale: mi sono permesso di aprire un problema analogo su e-Partecipo, in modo da confrontarci e trovare una soluzione condivisa da parte di tutti.

La proposta la trovi cliccando qui:
http://e-partecipo.it/problem/dove-recuperare-i-soldi-per-lo-stato-sociale

Penso sarebbe interessante anche confrontarci "de visu" con chi fosse interessato, ed è per questo motivo che è presente anche uno spazio di videoconferenza:
http://e-partecipo.it/virtual-meeting/problem/dove-recuperare-i-soldi-per-lo-stato-sociale

grazie mille, e a presto! ^_^
Marco

Il problema è serio

Il problema è serio veramente.Io parlo per quel che vedo nella mia regione,in Puglia,dove veramente la gente non arriva nemmeno alla seconda settimana del mese per pagare tasse,affitti o mutui,bollette e quanto altro.Ho pensato anche ad una proposta sugli affitti,esempio:

un appartamento dal costo di 100 mila euro viene rivalutato del 20% come premio di investimento.I 120 mila euro vengono divisi per 50 anni (vita media di un appartamento in ottime condizioni) e diviso ancora per 12 mesi.Alla fine un inquilino verrebbe a pagare un affitto di 200 euro al mese,vivendo in un appartamento buono.

Cosa ne pensi?

La soluzione penalizza

ciao Davide,

una rivalutazione del 20% in 50 anni equivale a una rivalutazione di circa 1.6% annuali sul capitale investito, il che è inferiore all'inflazione acquisita per il 2011 pari al 2,3% (Fonte: ISTAT, 16 giugno 2011). Questo significa che stai penalizzando l'investitore invece di premiarlo. Inoltre, se la casa subisse un danno grave (alluvione, terremoto o incidente domestico) tale da renderla inabitabile, l'inquilino dovrebbe continuare a pagare la stessa somma anche se non vi abita? Non la trovo una cosa giusta, anche perché 50 anni sono eccessivi, tenuto soprattutto conto della longevità delle controparti.

Insomma, non è per denigrare la tua proposta ma è per focalizzare un po' meglio la questione. Secondo me è importante cercare fonti di reddito alternative (oppure una ridistribuzione delle fonti attuali) per sostenere lo stato sociale: è per questo motivo che ti invito a seguirmi sull'altra piattaforma, più indicata per stilare una "soluzione condivisa".

Ovviamente, se pensi che la tua idea sugli affitti possa essere condivisa da più persone, ti consiglio di aggiungerla cliccando qui.

Forse è vero quello che

Forse è vero quello che dici,però tieni presente che molte case sono tenute chiuse da anni perchè il loro affitto è eccessivo.Molti proprietari preferiscono tenerle chiuse anzichè affittarle a modiche cifre,e questo a danno delle persone deboli e povere che si vedono costrette a spendere una cifra enorme per affittare anche un solo monolocale,dove magari ci abitano in 4 (marito,moglie e due bimbi).

Davide Falsanisi

ma quale affitto? case popolari!

Ci sono alcune inesattezze nel tuo ragionamento (tenere una casa chiusa ha un costo, e il canone di affitto dipende parecchio dalle tasse) tuttavia la soluzione abitativa per le persone "deboli e povere" non sono certo le case in affitto, bensì le case popolari: peccato che non se ne costruiscano più da un paio di decenni! :(

 

Hai perfettamente ragione

Hai perfettamente ragione purtroppo di case popolari non ne esistono più e la gente non sa dove andare ad abitare.Però non è neanche giusto che un'abitazione del valore di 100 mila euro,cioè un bilocale o trilocale,venga affittato a 400-500 euro al mese.

Tornando a quella mia proposta ho rifatto un pò di conti ed effettivamente hai ragione,però se scendiamo da 50 a 35 anni,credo che può andare bene sia per l'inquilino,che pagherebbe una somma di affitto inferiore ai 300 euro,che per il proprietario.

non basta: dove troviamo i soldi?

ciao Davide e buongiorno.

Purtroppo mi sono accorto di aver fatto un errore grossolano nel calcolo dell'interesse composto del commento precedente, e di questo mi scuso: rifacendo i calcoli corretti e con la riduzione del periodo considerato (da 50 a 35 anni), una rivalutazione del 20% in 35 anni equivale a una rivalutazione di circa 0.5% annuali sul capitale investito, il che è ancora meno di prima.

Per garantire la sola copertura dell'inflazione dovresti avere un tasso del 2,3% annuale, che equivale a circa il 221% di interessi in 35 anni, ovvero circa 528 EUR mensili (al netto delle imposte). A questa cifra dovresti aggiungere la quota di assicurazione a carico dell'inquilino da contrarre in caso di danni gravi, perché se la casa non fosse più abitabile l'inquilino dovrebbe comunque continuare a versare 528 EUR mensili per i restanti anni, e in questo caso li verserebbe l'assicurazione.

Direi che stiamo ormai veleggiando oltre gli 800 EUR mensili!

Tornando invece alla vera soluzione, suggerirei di proporre la costruzione di case popolari come investimento per i soldi recuperati ai fini dello stato sociale: hai un'idea di come recuperare questi soldi?

I tuoi calcoli sono

I tuoi calcoli sono giusti,direi di eliminare questa proposta.

La vera soluzione sono le case popolari e,in alcuni casi,i contributi per l'affitto.

Interessante discussione:

Interessante discussione: parto dal tema "casa" che si è sviluppato tra i commenti

Innanzitutto è da dividere il discorso "cosa possiamo fare noi ora" da "cosa dovrebbe fare il governo".

La prima cosa è almeno per ora alquanto difficile, anche se bisognerebbe ragionare in questo senso, visto che arrivare al governo (o anche solo mandarci persone degne) è assai difficile.

Se invece vogliamo ragionare su proposte programmatiche allora credo che si può pensare a soluzioni più radicali.

Bisogna disincentivare il tenere gli appartamenti (e non solo) inutilizzati.

In Spagna (mi pare) prevedevano addirittura l'esproprio degli appartamenti rimasti sfitti per troppo tempo!

Se vogliamo essere meno radicali (ma anche no) possiamo proporre un aumento notevole e esponenziale delle tasse per chi tiene sfitto per troppo tempo un appartamento (per me 6 mesi sono già troppi, ma sulle cifre si può discutere). Soprattutto per chi costruisce. Il mercato costringerebbe o a NON costruire (cosa tutt'altro che sbagliata), oppure ad abbassare i prezzi. Perchè converrebbe affittare a un prezzo più basso del mercato che pagare troppe tasse. Altro vantaggio: uscire progressivamente dagli affitti in nero, visto che per dimostrare che un appartamento non è sfitto bisognerà far risultare gli affitti.

Che ne dite come direzione? (ovviamente abbozzata)

Anche in Italia ci vorrebbe

Anche in Italia ci vorrebbe una legge in base alla quale dopo un tot di anni in cui un appartamento rimane sfitto ci dovrebbe essere l'esproprio da parte dello Stato.

Mi trovi d'accordo sulle altre soluzioni.Soprattutto per quanto riguarda il mercato degli affitti in nero,una piaga sociale.

La cosa importante è che una famiglia viva dignitosamente in un appartamento pagando il giusto.

E' difficile che si arrivi a questa soluzione però mai dire mai.

Esproprio? no, grazie!

L'esproprio dovrebbe essere concesso solo per motivi di assoluto interesse collettivo, e quello di avere una casa dignitosa è un interesse individuale.

Vivere dignitosamente in un

Vivere dignitosamente in un appartamento pagando il giusto è una cosa,vivere in una casa dignitosa è un'altra.

Non vedo differenza

Il prezzo giusto è quello che deriva da un accordo tra domanda e offerta: se ci sono pochi appartamenti (poca offerta) e ci sono tante persone che hanno bisogno di andare ad abitare (molta domanda), il prezzo alto è quello giusto. Possiamo cercare di abbassare il prezzo giusto modificando una di queste due variabili (possiamo aumentare l'offerta con tasse o diminuire la domanda con le case popolari). Siccome però stiamo parlando delle necessità individuali di chi fa parte della domanda e non di un interesse collettivo di tutti, possiamo limitarci a incentivare/disincentivare chi offre, e non possiamo certo obbligare nessuno, in quanto sarebbe un'atto contrario alla democrazia (e la proprietà privata è sancita anche dalla Costituzione).

Allora di case popolari

Allora di case popolari neanche l'ombra,di contributi per l'affitto è inutile parlarne con questa crisi.

Mi chiedo una famiglia che non può pagare un affitto,anche 400 euro,che fine deve fare? Deve costruirsi una baracca o andare a dormire sotto i ponti o nelle stazioni?

Che futuro daremmo a questa gente? E che colpa ha se non riesce a racimolare il minimo indispensabile per poter sopravvivere?

Bisogna essere un pò più elastici e cercare di aiutarli un pò.

Elasticità e ingiustizia

Guarda che il fatto che adesso non vi siano case popolari non significa che non ve ne saranno mai più, e lo stesso con i contributi per l'affitto, laddove riusciamo a trovare una fonte di sostentamento (non dimenticare la radice di questa discussione). Qui non si tratta di essere elastici o rigidi: stiamo tutti cercando di trovare una soluzione equa da proporre, e di certo l'esproprio non è una soluzione, perché non si combatte un'ingiustizia con un'altra ingiustizia.

Sì siamo d'accordo su

Sì siamo d'accordo su questo.Però finchè non verranno ripristinati i contributi o le case popolari,questa gente va aiutata.Non possiamo abbandonarla a sè stessa.

Una casa occupa la terra che

Una casa occupa la terra che è, non dimentichiamolo, un bene comune. Se tu costruisci una casa è perchè la vuoi usare. Anche senza uscire da una logica mercantile, "usarla" può voler dire "venderla". Non si può fare speculazione, tesaurizzare un bene comune.

E' evidente che il problema non è offerta-richiesta. Siamo in crescita zero (o quasi) e non si fa altro che costruire, distruggendo spazi vitali comuni per costruire case che in pochi possono comprare.

In realtà la "minaccia dell'esproprio" è solo una spinta a usare quello che uno ha (e soprattutto quello che si costruisce): se uno sa che una costruzione che ha o che vuole costruire può essere espropriata, farà di tutto per utilizzarla, venderla oppure non la costruirà.

Così si riporta l'economia ai bisogni reali.

Comunque si può anche non arrivare all'esproprio: basta aumentare MOLTO le tasse a chi non usa le proprie abitazioni. Il risultato è lo stesso: DEVE CONVENIRE AI PROPRIETARI che le proprie case siano usate. Meno assistenzialista dell'equo canone (che comunque è da rivalutare) e forse più efficace.

P.S. Sulle case popolari: secondo me le case popolari sono sbagliate come concetto, creano quartieri o quanto meno condomini ghetto. Molto meglio adibire una percentuale di ogni nuova casa (e magari in qualche modo anche di quelle già costruite) a uso popolare.

P.P.S. Altro problemone è l'accesso ai mutui...

Ciao Sergio mi trovi

Ciao Sergio mi trovi d'accordo su moltissime cose che tu dici,compreso l'accesso ai mutui di cui non ho fatto il minimo accenno.Se uno non ha da pagare un affitto,figuriamoci accedere ad un mutuo.

Sulle case popolari è vero che creano a volte quartieri ghetto.Però,io parlo della mia città Lecce,sono state costruite una decina di anni fa delle case popolari in cui hanno fatto abitare,e ci abitano ancora,gente comune e forze di polizia,e devo dirti che l'esperimento è riuscito.Quel piccolo quartiere creato va molto meglio di tanti altri quartieri residenziali ad hoc,dove la convivenza si affanna ad andare avanti.

Esproprio = Violenza

ciao Sergio e ciao Davide,

se una minaccia non si concretizza mai diventa uno "spauracchio", ed è evidente che esisteranno casi nei quali l'esproprio sarà eseguito e per quanto pochi di numero, sono sempre un'ingiustizia, a prescindere: sono ingiusti come è ingiusta la punizione fisica del colpevole di un reato, a prescindere dalla gravità del reato stesso. Perché non esiste alcuna motivazione, per quanto nobile, che giustifichi la violenza. E l'esproprio è una violenza.

Tornando alla realtà delle cose, secondo me stiamo facendo parecchia confusione: in questo momento non stiamo parlando di speculazione edilizia, che è una piaga diversa dal fatto di avere le case sfitte. D'altra parte, non è proprio vero che il problema si ponga al di fuori di una logica di domanda e offerta: la crescita economia non ha alcun legame con la disponibilità di capitali accumulati in precedenza, ma fornisce un riscontro della facilità con cui gli stessi possono crescere nel futuro.

In altri termini: se oggi ho mille euro, anche se la crescita è zero, continuerò ad avere sempre mille euro. Se domani l'affitto delle case crollasse a 100 euro al mese dai mille e più di oggi (grazie magari a una grande concorrenza nell'offerta) riuscirei a vivere 10 mesi in affitto, anche se nel frattempo non ho guadagnato niente. Quindi non vi è legame alcuno tra crescita economica e prezzo dell'affitto.

Poi bisogna vedere cosa si costruisce e se davvero stiamo distruggendo spazi vitali comuni, perché molto dipende dalla destinazione d'uso di quello che costruiamo: costruire per chi non ha una casa o costruire un ospedale ha un valore diverso, crea un valore diverso, che non costruire una villa enorme per compensare l'ego del suo proprietario! ;)

In quest'ottica, sono a favore delle case popolari.

Come diminuire il numero di case sfitte?

ciao Sergio e benritrovato!

Introdurre una separazione tra noi e chi ci governa è un'illusione, anche perché esistono svariate teorie e costruzioni filosofiche che ci garantiscono che decisioni personali possono modificare il comportamento della collettività (senza dimenticare che chi viene eletto è espressione di chi elegge).

Anche se approvo l'introduzione di disincentivi economici, sono assai contrario a interventi collettivi nella sfera individuale, perché fino a questo momento hanno sempre dimostrato di essere l'antitesi della democrazia e della condivisione di scelte tra le persone (vedi ad esempio gli espropri per realizzare la TAV). Inoltre, le tasse possono essere introdotte solo su un guadagno percepito e non su un mancato guadagno, perché la variabile "appartamento sfitto" potrebbe avere cause diverse e non necessariamente legate al tema di questi commenti.

La cosa migliore potrebbe essere una "no tax area" per affitti inferiori a una certa soglia, e una tassa molto accentuata per affitti superiori, con una cedolare slegata dall'IRPEF, in modo da spingere chi affitta ad affittare al giusto, diminuendo la convenienza nel lucrare sugli affitti.

Rispetto a cercare una soluzione insieme... l'ho aperta su un canale più consono! ;-)
http://e-partecipo.it/problem/come-diminuire-il-numero-di-case-sfitte