MAR IONIO IN PERICOLO
E' stato approvato un decreto che ridefinisce la classificazione delle acque territoriali italiane ai fini delle ricerche petrolifere.La costa ionico-salentina finora era rimasta fuori dalle mire delle multinazionali del petrolio perchè inserita nel Golfo di Taranto,individuato come baia storica già nel 1977 con il Decreto presidenziale 816.
Questo strumento legislativo ha permesso di conservare integra l'area marina mantenendo lontane le piattaforme off shore,ma il vincolo è caduto e non è escluso che si inizi a perforare i fondali a sole 5 miglia dalla costa.
La linea di base che unisce Santa Maria di Leuca a Punta Alice in Calabria perde ogni valore ai fini delle prospezioni petrolifere nell'area marina interessata,stabilendo come unico vincolo quello fissato dal Decreto del Ministro dell'Ambiente del giugno 2010,che vieta attività off shore di ricerca e sfruttamento di prodotti petroliferi unicamente entro le 5 miglia dalla costa.
Alcune tra le bellezze naturali presenti nei fondali salentini sarebbero in pericolo.Nel fondale di Leuca vive il corallo bianco che si riteneva scomparso 15 mila anni fa,ma che è stato nuovamente individuato,mentre il fondale di San Gregorio (Patù) conserva gelosamente un posidonieto di 3 km considerato sito di importanza comunitaria.Per non parlare dei fondali di Gallipoli e della riserva marina di Porto Cesareo,meta di studiosi da tutto il mondo.
Il mare è gravemente minacciato da diversi fattori,tra cui lo sfruttamento di risorse energetiche off shore,dall'assenza di misure precauzionali e di pronto intervento in caso di malaugurati incidenti nelle operazioni sulle piattaforme,ai riversamenti in mare di rifiuti inquinanti di genere.
E' necessario che l'opinione pubblica eserciti la giusta pressione nei confronti di chi ci governa,affinchè vengano messi da parte compromessi più o meno velati di ipocrisia prima che sia troppo tardi.
- Login o registrati per inviare commenti
